15novembre

Arkadia Editore: intervista a Riccardo Mostallino

Lo Studio Garamond vi propone l’intervista al direttore editoriale Riccardo Mostallino, della casa editrice sarda Arkadia Editore. Una realtà nel panorama dell’editoria italiana che si propone di spaziare in diversi campi della cultura e della conoscenza, supportata da un background e da una professionalità pluriennale.

Come nasce la voglia di fare l’editore e com’è strutturato il vostro lavoro in redazione? Ci illustri brevemente la giornata tipo.
Arkadia Editore si compone di un gruppo di professionisti che lavora da anni nel mondo dell’editoria o comunque del libro. Nel 2008, unendo le varie esperienze (redazione, grafica, etc.) abbiamo deciso di fare il grande passo e nel 2009 nasce la casa editrice. Da quel momento in poi cercare di fare buoni libri è stato il nostro pallino fisso. Per questo gran parte delle nostre ore le passiamo in ufficio. Non esiste una giornata tipo, perché abbiamo diversi “fronti” sui quali agiamo. Così la mattina la dedichiamo a rispondere alle mail, alla revisione dei testi impaginati, agli appuntamenti con gli autori, all’organizzazione degli eventi. La sera, quando non siamo impegnati in presentazioni o in altre attività, è il momento buono per fare editing, impaginare, scegliere i nuovi testi.

La filosofia editoriale legata alle vostre collane ha mantenuto la sua idea originale o si è modificata nel tempo, adeguandosi al mercato? Sostanzialmente la filosofia editoriale si è mantenuta nel solco che avevamo immaginato all’inizio di questa avventura. I nostri obiettivi principali, che si traducono poi in titoli da inserire in collane, sono la narrativa e la saggistica (quest’ultima prevalentemente di carattere storico, storiografico o reportage). Non inseguiamo facili mode, non pubblichiamo un libro di genere solo perché questo “vogliono” i lettori. Per fare un esempio: le sfumature di grigio tanto in voga non ci interessano più, ovvero non ci piace riproporre cliché triti e ritriti se questi hanno perso originalità e smalto. In tal senso quello che ci deve colpire in un testo – per essere pubblicato – è la sua piacevolezza, la sua capacità descrittiva, la bravura, banalmente parlando, dell’autore nel ricreare una storia che dia emozioni. Questo per la narrativa. Per la saggistica ricerchiamo testi di qualità, a volte particolari, magari legati a taluni contesti, però sempre con un occhio di riguardo verso gli elementi essenziali della nostra filosofia editoriale: bellezza, compiutezza, interesse.

Quali sono i compiti e le competenze principali di un editore?
Principalmente, a nostro parere, l’editore deve essere una sorta di filtro, un garante se vogliamo, colui che ha una visione ampia del mercato, dei gusti del pubblico ma che non si fermi solo a questo. Essendo Arkadia un editore non a pagamento, dobbiamo necessariamente valutare con molta attenzione quello che gli autori ci propongono. Noi investiamo sugli autori solo se questi dimostrano di essere veramente dotati. Per questo parliamo di filtro, diversamente negli scaffali delle librerie – come in parte già avviene – finirebbe un po’ di tutti. Intendiamoci, non siamo dei talebani, chiunque è libero di stamparsi o autoprodursi un libro, ci mancherebbe, ma crediamo che la filiera editoriale, nella maggior parte dei casi, possa garantire al pubblico opere di maggiore qualità: controllate e verificate. O almeno così dovrebbe essere.

Cosa rappresenta, per lei, l’editoria?
Per me, personalmente, rappresenta una ragione di vita. Non tanto l’editoria come categoria, quanto il mondo del libro. Senza i libri, senza quello che ti regalano, non sarebbe vita! Detto questo, l’editoria odierna credo stia attraversando un periodo di grandi cambiamenti. E non solo per l’arrivo del digitale, dell’ebook. È un mondo che muta, in cui ci sono però amplissimi margini per fare bene. Forse, se posso permettermi, l’unico appunto che faccio è che ci sono troppi libri… ed è un peccato, perché non riusciremo mai a leggerli tutti!

Autore e libro ideale?
Se devo esprimere un parere da lettore e non da editore, quindi riferendomi a qualcosa estraneo ad Arkadia, direi che amo tutta la letteratura russa dell’800 e quella francese del medesimo periodo. Trovo insuperabili autori come Ohnet, Balzac, Dostoevskij, tanto per citarne qualcuno. Dei moderni apprezzo molto Ken Follett, Colleen McCullough e Stephen King, più che altro per l’alto respiro che sanno conferire alle loro opere, nonostante siano generi molto distanti da loro. Se però mi chiedessero qual è stato il più bel libro che abbia mai letto mi troverei in difficoltà, visto che ne ho amati tanti. Forse direi Sinuhé l’egiziano, di Mikka Waltari. Si è capito che mi piacciono i romanzi storici? Venendo invece al catalogo di Arkadia farei un torto ad ammettere quale romanzo o opera mi è piaciuta di più. Essendo tutti “figli” dello stesso padre non vorrei ingenerare gelosia…

Argomento distribuzione. La vostra casa editrice come affronta la promozione e la diffusione del catalogo?
Fortunatamente, a soli quattro anni dalla nascita, Arkadia è riuscita a entrare in un gruppo di distribuzione nazionale presente in tutto il territorio italiano. La nostra promozione e diffusione è curata da Dehoniana Libri Spa e Proliber, un operatore tra i più importanti nel mercato nostrano. Questo permette ai nostri libri di essere presenti nelle maggiori librerie italiane e di essere diffusi capillarmente. Certo, non raggiungiamo ancora diffusione/capillarità dei cosiddetti “big” dell’editoria, ma stiamo lavorando affinché le nostre proposte siano accessibili quantomeno nelle librerie più importanti. Non solo di catena, ma anche in quelle indipendenti, sulle quali cerchiamo di avere un occhio di riguardo, comprendendo il sacrificio quotidiano che devono sopportare per rimanere attive.

C’è qualche storia che ancora non è stata raccontata che vorrebbe pubblicare?
Sì un bel romanzo sulla peste del 1348. Ma scritto bene…

Quali caratteristiche deve avere il volume affinché possa ritagliarsi nel mercato uno spazio adeguato?
Noi crediamo molto nella veste grafica. Senza togliere niente al contenuto, anche la “confezione” deve essere appetibile. Per questo cerchiamo di migliorare sempre i nostri standard. Vogliamo che le nostre copertine siano di un certo tipo, che la carta sia di qualità, che l’impaginazione non abbia sbavature o problemi… se poi riuscissimo a eliminare l’annoso problema dei refusi saremo a cavallo!

Quali sono i limiti e le potenzialità di una casa editrice indipendente e qual è la vostra realtà editoriale profondamente radicata in Sardegna?
È vero, siamo radicati in Sardegna perché orgogliosi di essere figli di questa terra. Arkadia avrà sempre un profondo rispetto e attenzione per la Sardegna. Ma non vogliamo confinarci a questo. Certo, essere in un’isola comporta degli aspetti negativi (costi maggiori per i trasporti, difficoltà di spostamenti per gli autori isolani etc.), ma anche positivi. Viviamo in una città, Cagliari, che secondo me è tra le più belle del mondo: criminalità pari a zero o giù di lì, tranquillità, comodità, sole, mare, buon cibo… vi basta? Ed è in questo contesto che nasce e prospera questa nostra piccola realtà. Abbiamo costruito negli anni un rapporto molto solido con la quasi totalità dei nostri autori che, oltre a essere scrittori, diventano amici. E non parlo solo di quelli sardi, perché nel nostro catalogo troverete: campani, friulani, romani, lombardi, siciliani e via dicendo. Questo ci aiuta a vedere con maggiore fiducia il futuro che ci attende. In questi anni il nostro catalogo è cresciuto molto, superando i cento titoli. Quest’anno circa metà della produzione libraria in Sardegna è a marchio Arkadia Editore. Insomma, tenendo sempre i piedi ben piantati per terra, ci posizioniamo ai vertici per produzione, vendite… e soddisfazioni. Ma, ripeto, è meglio non fare voli pindarici o pensare di essere “arrivati”. È noto a tutti il detto che chi “si loda, si imbroda!”.

Cartaceo e/o eBook: qual è la posizione della casa editrice?
Noi produciamo da quest’anno ebook in concomitanza con l’uscita dei cartacei. Nel nostro sito, all’interno della scheda di approfondimento si può trovare un link per scaricare la versione digitale. Quanto alla nostra posizione rispetto all’ebook credo che in Italia passerà ancora qualche anno prima che prenda piede definitivamente. Ci sono tante incognite nel “mare magnum” dell’editoria digitale, ma esiste. Meglio prenderne atto…

C’è qualche autore o qualche libro che vi ha resi particolarmente orgogliosi? Come gestite il rapporto con gli autori?
Come dicevo poco sopra, per quanto ci riguarda la stragrande maggioranza dei nostri autori sono anche degli amici, coi quali cerchiamo di costruire dei percorsi che rendano visibili le loro opere… dopotutto questo dobbiamo fare, vendere libri. Ma non è un discorso venale, e chi ama questo mondo capirà perché dico così. Con i nostri autori ci sentiamo, parliamo spesso, ci confrontiamo. E non necessariamente solo sugli aspetti che riguardano le rispettive opere. C’è un mondo, la fuori, che vive e pulsa, e noi ne facciamo parte. Tutto qui. Crediamo molto nel rapporto umano e laddove possibile lo costruiamo e consolidiamo. Tranne pochissimi e rari casi – anche nelle migliori famiglie non tutto fila sempre liscio – è stato raro aver subito cocenti delusioni dai “propri” figli letterari. Anche perché nella maggior parte dei casi i nostri sono esordienti, o lo sono stati.

Quali sono le novità e i progetti in arrivo?
Novità in arrivo per la fine del 2013 ce ne sono davvero tante: La storia vera di Diego Henares de Astorga, il nuovo romanzo di Nicolò Migheli che ha veramente trionfato con il suo Hidalgos (soprattutto in Sardegna, a essere sinceri); Sangue imperiale, un bel romanzo di Fabio Sorrentino, autore campano, che a breve uscirà anche in Spagna; il saggio L’enigma occulto di Hitler, di Pierluigi Tombetti, che narra della nascita e delle aberrazioni del sistema “religioso” nazista (l’autore è stato diverse volte ospite a Voyager); I tre mesi che sconvolsero l’Italia, un saggio scritto a più mani con prefazione di Alfio Caruso che narra – in base a documenti inediti dei servizi segreti militari italiani – il come e il perché si arrivò all’8 settembre del 1943 e all’armistizio; poi abbiamo il bellissimo Domani. Cronaca del contagio, il primo romanzo zombie – credo – scritto da un autore sardo, il bravo Massimo Spiga (occhio, non è ambientato in Sardegna); cito poi Fondamentalismi, di Christian Zanon, che interpreta in chiave psicologica il problema del fondamentalismo religioso; Vieni a prendermi, un delicato romanzo di Fabrizio Demaria ambientato nella Sicilia della seconda guerra mondiale; Il sogno di Safiyya, di Nuccio Franco, che in forma di romanzo vuole dire la sua sul problema dell’integrazione; L’eroe maledetto, di Antonio Strinna, capace di ricreare il mondo del ‘600 come pochi altri… insomma, questi sono solo alcuni dei titoli usciti dal settembre 2013. E per il 2014 abbiamo diverse novità e piccole perle in arrivo, con una nuova serie di autori che hanno già una solida esperienza letteraria alle spalle. Questo non significa che non avremo, come sempre, attenzione verso gli esordienti.

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