06giugno

Consigli di lettura/19

Consigli preziosi da Studio Garamond per il mese di giugno: la storia di una svolta controcorrente, la biografia di un’artista leggendaria, un volume sulla ribellione e il coraggio, un romanzo esilarante e il racconto di un presagio di sventura nell’Europa dell’estate del 1914.

Roberto Soldatini

La musica del mare

Nutrimenti 2014, pp. 192, 16,00 euro

Una barca e un violoncello, niente di più. La scoperta che fra la musica e l’andare a vela corre un’armonia perfetta. Roberto Soldatini, nato a Roma nel 1960, direttore d’orchestra, compositore e violoncellista, ha deciso di fare della barca la propria casa e di salpare alla volta dell’Oriente in compagnia di Stradi, il suo violoncello. Un viaggio, quello a bordo di Denecia, che l’ha condotto dall’Italia a Istanbul approdando nelle più belle isole dell’Egeo, alla scoperta di un mondo magico e antico, accolto dai sorrisi di gente semplice e saggia, stregato dalla bellezza dei luoghi e arricchito di nuove amicizie. Una scelta estrema vissuta senza enfasi ma con inesauribile curiosità. Così il viaggio diventa esplorazione, occasione d’incontro, scoperta di sé e dei propri limiti. Giorno dopo giorno, il musicista si trasforma in marinaio. E la barca diventa il suo mondo. La musica del mare è il racconto di una scelta di mollare gli ormeggi unica nel suo genere. Quella di un musicista che non ha messo da parte il suo passato, continua a fare concerti e insegna in Conservatorio, ma che ha scelto uno stile di vita nuovo, e mostra con orgoglio la carta d’identità che, prima in Italia, porta come indirizzo la banchina del porto di Napoli dove Denecia è ormeggiata.

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Nadia Stancioff

Maria. Ritratto della Callas

Giulio Perrone editore 2014, pp. 270, 12,00 euro. Traduzione di Ilaria Arcà

Prima di una voce, c’è un corpo. Il suo modo di muoversi, di abitare lo spazio. E c’è un sorriso, che a volte, all’improvviso, si fa malinconico. È uno sguardo, di bambina, e di donna che conosce qualche segreto estremo della vita. E ci sono delle mani, che ogni tanto tremano.

Prima di una voce, ci sono dei ricordi: di notti lunghe, di viaggi, di cieli sopra isole greche, di cene bagnate da fiumi di champagne. Di amori travolgenti; di amori sbagliati, a volte. E di teatri, soprattutto, che sembrano venire giù nel fragore degli applausi, nel calore delle emozioni altrui.

Prima di una voce c’è una donna: la sua adolescenza ateniese, gli studi, un talento che alimenta e insieme divora. E c’è la guerra, c’è New York, Parigi; c’è un’Italia che lascia segni indelebili: anche quelli di una passione che cambia la vita, la rende più intensa e più inquieta. Ci sono i riflettori che si spengono, la solitudine che si allarga. Prima della voce della Callas, c’è Maria. Nadia Stancioff di origini bulgare ha vissuto tra l’Italia e l’America. Ha lavorato per anni nel campo delle pubbliche relazioni. L’autrice ha incontrato la Callas nel corso della realizzazione del film Medea, per il quale ha fatto da ufficio stampa, assistente e controfigura della Callas. Da allora è diventata amica e confidente. ll libro nel quale è compreso un inserto di foto inedite, raccoglie tracce, dettagli, annota stati d’animo per definire un ritratto intimo. Con il pudore e con l’affetto di un’amica, ci fa sentire vicina la più grande cantante lirica del Novecento. Nei momenti quotidiani, quelli felici e quelli di sconforto: la scintilla degli amori e la loro fine, da Meneghini a Onassis; i successi e il declino; l’attesa di un figlio negato; e tutto il carico di emozioni e di sogni che portava con sé Maria Callas. Dietro e dentro la voce che l’ha resa immortale.

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Felicitas Hoppe

Johanna

Del Vecchio editore 2014, pp. 200, 14,00 euro. Traduzione di Anna Maria Curci

Come si può raccontare di una figura che tutti credono di conoscere e che ha visto innumerevoli rappresentazioni artistiche? Una figura su cui si è detto già tutto? Felicitas Hoppe sviluppa il tema fondante del romanzo storico in maniera del tutto originale e provocatoria: Johanna è un libro che tratta di come si fa storia quando si racconta. Al passo della Storia risponde la passione della letteratura, trascinandoci, nel confronto con gli slanci di Giovanna, nel dialogo con la nostra paura. Molte voci nel libro, e due figure: la prima è senza nome, la seconda è Johanna, Joan, Giovanna. La prima, una studiosa di storia alle prese con la sua tesi di dottorato, incentrata sulla sorte di Giovanna d’Arco. La studiosa ci narra in febbrile delirio, e senza limitazioni, l’assimilazione e la fusione con l’oggetto della sua ricerca, dall’aula universitaria all’esame di dottorato. Una sera la troviamo, dopo una festa in casa del dottor Peitsche, più esperto di lei, a mettere in ordine la cucina, poi a spostarsi in camera, calpestando un pavimento coperto di copricapo di carta. Su ogni copricapo si legge una definizione, una frase. Manca il copricapo di Giovanna. Con cosa incoronarla? Che cosa scrivere sul copricapo di Peitsche, cosa è scritto su quelli dei combattenti intorno a Giovanna? Che cosa hanno ascoltato davvero i monaci nascosti dietro le tende quando Giovanna fu processata? Felicitas Hoppe rinuncia alla biografia, scegliendo di portare a galla il miraggio della realtà storica: la creazione poetica non elemosina dettagli, ma s’impone sul mondo e lo modella.

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Francesco Muzzopappa

Affari di famiglia

Fazi editore 2014, pp. 220, 14,50 euro

Algida, sarcastica e decisamente snob, la contessa Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna, discendente diretta dell’ultimo grande casato torinese, potrebbe trascorrere le sue giornate addentando deliziose frolle fresche di pasticceria e sorseggiando coppe di champagne millesimato. Si ritrova invece a mangiare Gocciole e pessimo gelato da discount per colpa di una crisi economica che ha colpito persino la sua famiglia, costringendola a vendere proprietà, pignorare mobili e decimare il personale. A servizio, ormai, è rimasto solo Orlando, maggiordomo con la forte passione per le poesie di William Blake, devoto e sempre presente. Nel momento in cui un’intera generazione di trentenni cerca di rottamare la gerontocrazia al potere, Emanuele, figlio della contessa, tanto bello quanto cretino, concorre a prosciugare il misero conto in banca di famiglia portando il casato al collasso. Prossima ormai alla bancarotta, Maria Vittoria decide di salvare il suo patrimonio e la sua villa. Per riuscirci è disposta a tutto, persino a organizzare un sequestro di persona. Il suo. Con la figura dell’anziana contessa protagonista, Muzzopappa si conferma scrittore di razza, capace di dar voce a personaggi e stili diversissimi, per storie dal ritmo sincopato con colpi di scena continui. Dopo l’eccellente esordio nel 2013 con Una posizione scomoda, l’autore barese torna con un nuovo esilarante romanzo.

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Andrea Molesini

Presagio

Sellerio 2014, pp. 168, 12,00 euro

Siamo alla fine di luglio, nel 1914, a Venezia. Il 28 giugno a Sarajevo è stato assassinato l’arciduca Francesco Ferdinando e l’Austria ha consegnato il suo ultimatum alla Serbia. Il commendatore Niccolò Spada vigila sui suoi ospiti all’Excelsior: il presagio di sventura che aleggia sull’Europa soffia anche sul Lido. In quegli ultimi giorni della Belle Époque il Grand Hotel è affollato: l’aristocrazia europea lì si è data appuntamento. Fra loro c’è anche la marchesa Margarete von Hayek, «bella come sa essere solo una donna dal piglio pari alla grazia», che nasconde un segreto terribile, inconfessabile, e che brindando alla fine del mondo chiede a Spada una lettera di credito molto particolare. Ma il commendatore è disorientato, tormentato da un sogno, sempre lo stesso: un cacciatore ossessionato da una belva che si aggira per la foresta, non l’ha mai incontrata, forse è un leone perché ne ha sentito il ruggito. Ogni notte quel verso animalesco si ripropone, ma forse è solo un lungo rantolo. L’autore, nato a Venezia, città nella quale vive, mescola sapientemente avvenimenti storici – i giorni cruciali che precedettero lo scoppio della Prima guerra mondiale – e personaggi realmente esistiti con figure di invenzione. Tutt’intorno la laguna non perde la sua magia neanche sotto l’incombere della tragedia, i battellieri, l’isola dei matti, su tutto grava la sensazione che se il mondo dovesse esplodere non sarà solo Venezia e la sua bellezza a tremare. Quest’aria di temporale imminente, quel rumore di tuono o di cannoni, presagio della fine di un’epoca, è resa in una lingua bellissima, con un orecchio poetico che s’impasta con l’orrore della tempesta che sta per arrivare.

A cura di Alessandra Stoppini

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