01agosto

Consigli di lettura/21

Agosto: in ferie… sempre in compagnia di un buon libro. Ecco una serie di proposte di lettura suggerite da Studio Garamond. L’autobiografia di un grande stilista francese, gli scritti giovanili di uno dei più eminenti intellettuali del Novecento, un bestseller internazionale, la storia di un politico spregiudicato e il ritorno di un capolavoro premiato con il Pulitzer.

Christian Dior & moi. L’autobiografia di Christian Dior.

Traduzione di Maria Vidale

Donzelli 2014, pp. 224, 22,00 euro

“I miei ricordi più belli io devo ancora viverli, il mio passato è ancora molto giovane”. Così scriveva Christian Dior nel 1956, nel dare alle stampe questa sua autobiografia, ora per la prima volta pubblicata in italiano. Quasi un anno dopo, però, Dior moriva all’improvviso, e quelle pagine rimasero come la storia di tutta la sua vita. A originarle era stato un bisogno che lo stilista dichiarava sin dalle prime righe, “Esistono due Christian Dior: il Christian Dior pubblico e quello privato”. Ed è per dire tutta la verità sul primo Dior, sul grande sarto di avenue Montaigne, che l’altro Christian Dior ha deciso di scrivere un libro di memorie. Proprio sul filo di questa ironica trovata narrativa della doppia identità Dior dipana i ricordi di una vita che ha segnato la storia dell’alta moda del Novecento. La voce narrante è quella del sarto schivo e pignolo, nato in Normandia nel 1905 e trapiantato presto a Parigi, dove, dopo aver lasciato gli studi, insegue una vaga vocazione artistica nel clima vivace della capitale francese. Entrato quasi per caso nella maison di Lucien Lelong, fu dopo la fine della guerra, nell’ottobre del 1946, che Dior aprì il suo atelier a Parigi. È l’inizio di una rivoluzione che cambiò la moda per le donne con l’eliminazione delle imbottiture sulle spalle, sostituite dalla sola stoffa con spalle arrotondate e gonne lunghe e che aiutò non poco la ripresa dell’industria tessile con l’uso di parecchia stoffa nei suoi modelli. Christian Dior morì a Montecatini Terme nel 1957.

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Corrado Alvaro

Un paese e altri scritti giovanili (1911-1916)

Donzelli 2014, pp. 266, 26,60 euro

Introdotto e curato da Vito Teti, accompagnato da un saggio di Pasquale Tuscano, il volume nasce da un ritrovamento e dalla scoperta di una fraterna amicizia: è, infatti, tra le carte conservate nel Fondo Lico, l’archivio di un compagno di liceo del giovane Alvaro a Catanzaro, che è stato rinvenuto Un paese. Tentativo di romanzo, la primissima prova narrativa del grande scrittore sino a ora inedita. Consegnato all’amico Domenico Lico nel 1940 dallo stesso Alvaro (1895-1956) ma scritto a Livorno nel 1916, tra un’operazione chirurgica e l’altra, a seguito delle ferite riportate in combattimento nella Grande guerra, Un paese si rivela un’anticipazione di tante tematiche e atmosfere alvariane. Prima su tutte, l’attenta, quasi etnografica e diaristica descrizione dell’ambiente sociale e umano del suo paese d’origine, con riferimenti all’universo popolare e alle culture alimentari, con la narrazione di vicende che ricordano la storia d’amore tra il padre e la madre, inizialmente contrastata dal nonno materno. Si tratta di un nucleo narrativo importante, che lo stesso Alvaro descriverà più tardi come una prima prova del suo capolavoro, Gente in Aspromonte. Oltre a Un paese, il volume contiene una selezione dei testi più interessanti emersi dal Fondo Lico, poesie, novelle e un dramma, che permettono di esplorare la formazione di un grande intellettuale, le sue prime prove, nonché le inquietudini di un adolescente che si affaccia alla scrittura con un misto di consapevolezza e timore. Grazie a questi testi, nel laboratorio del giovane Alvaro, dove inizia a prendere forma quel mondo della provincia meridionale cui l’Alvaro della maturità guarderà come il luogo della memoria e dell’impossibile ritorno, arroccato sulla tradizione e disperso a contatto con la modernità.

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Andre Dubus III

La casa di sabbia e nebbia

Nutrimenti 2014, pp. 272, 12,90 euro

Tutto accade a San Francisco, nella stagione calda in cui la nebbia avvolge la baia e nasconde la linea dell’oceano. Kathy Nicolo è arrivata in California dalla costa orientale insieme al marito, ma da quando lui se n’è andato, senza lasciare traccia, lei è sola e smarrita, senza amici né famiglia, tormentata dall’incubo di ricadere nella dipendenza dall’alcol, obbligata a mantenersi con il poco denaro guadagnato facendo le pulizie. Tutto ciò che le rimane, è la casa in cima alla collina ereditata dal padre, in un quartiere residenziale della città. Ma un giorno Kathy riceve una notizia sconcertante: la casa le è stata espropriata ed è stata messa all’asta. Una manciata di lettere di avviso trascurate, una svista burocratica, un banale errore amministrativo capace di innescare una spirale di ostilità e recriminazioni. Ad acquistare la casa, infatti, è Massoud Amir Behrani, un ex colonnello dell’aviazione iraniana costretto a fuggire dal suo paese dopo la rivoluzione islamica, il quale cerca di ricostruire in America un futuro per sé e per la sua famiglia. Tra i due si scatena una battaglia giuridica e psicologica che avrà conseguenze drammatiche, in un crescendo di tensione degno dei migliori thriller.

Da La casa di sabbia e nebbia, due milioni e mezzo di copie vendute, finalista al National Book Award, è stato tratto il film omonimo del 2003, diretto da Vadim Perelman, con Ben Kingsley e Jennifer Connelly. La pellicola ha ricevuto tre candidature agli Oscar, una ai Golden Globe e due nomination della Broadcast Film Critics Association e della Chicago Film Critics Association.

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Robert Penn Warren

Tutti gli uomini del Re

Feltrinelli Indies e 66thand2nd 2014, pp. 576, 22,00 euro

Il libro è un classico della letteratura americana, vincitore del Premio Pulitzer nel 1947, il quale a quasi settant’anni dalla pubblicazione conserva intatta tutta la sua forza e attualità. L’autore americano (1905-1989), primo poeta laureato del suo paese, si distinse nel secondo dopoguerra per il suo attivismo sociale. Considerato il miglior romanzo politico americano e oggetto di due riduzioni cinematografiche, nel 1949 (tre Oscar) e nel 2006 (remake con Sean Penn e Jude Law), il testo s’ispira alle vicende del governatore della Louisiana Huey Long che, durante gli anni Trenta, giunse al potere con un programma progressista ma finì col rivelarsi un politico autoritario e corrotto. Affresco storico e metafora politica caratterizzata da temi universali come lo scontro di classe e la perdita dell’innocenza, la disillusione ideologica e il dramma psicologico. La trama ruota intorno alla figura di un carismatico governatore del Sud degli Stati Uniti, Willie Talos, che passa dal lavoro nei campi a quello di tesoriere della contea prima di diventare un avvocato paladino degli umili e della gente comune. Infine si trasforma in un politico spregiudicato che non esita a circondarsi di alleati e collaboratori disonesti, calpestando i propri principi e la costituzione pur di mettere in atto una serie di riforme populiste per risollevare le sorti dello Stato e delle classi disagiate. Parallelamente si svolge la storia di Jack Burden, rampollo di una famiglia aristocratica, ex studente di storia ed ex giornalista, che diventa il braccio destro di Talos dopo una giovinezza dorata trascorsa sulle rive del Golfo del Messico. Guidato da un concetto di “idealismo” che somiglia più a un amorale cinismo, privo di ambizioni e in fuga dal passato, col suo acume investigativo Jack è l’uomo perfetto per svolgere nell’ombra l’ingrato compito di “scavare nel letame” e dissotterrare i segreti dei nemici del governatore, in modo da ricattarli e condurli alla ragione.

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John Updike

Sei ricco, Coniglio

Einaudi 2014, pp. 565, 22,00 euro

Mentre gli Stati Uniti alla fine degli Anni Settanta vivono un periodo di inflazione galoppante e una perdita di fiducia da parte del suo giovane popolo, Coniglio si sente pronto a godersi la vita. L’uomo ha ottenuto la rappresentanza della Toyota per la città di Brewer in Pennsylvania e ha finalmente accettato la presenza accanto a sé della consorte Janice dopo ventitré anni di matrimonio. Tutto scorre liscio ma due eventi inaspettati costringono il nostro eroe a rimettersi in discussione. Accompagnato dalla bella introduzione di Julian Barnes e con il contributo della traduzione di Stefania Bertola, torna il capolavoro dell’autore USA (1932-2009), vincitore del Premio Pulitzer 1982. Con la tetralogia di Harry “Coniglio” Angstrom (Corri Coniglio, Il ritorno di Coniglio e Sei ricco, Coniglio), tipico rappresentante dell’americano medio, Updike ha narrato il Grande Paese fotografando gli ultimi quarant’anni del Novecento.

Articolo di Alessandra Stoppini

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