05marzo

Consigli di lettura/28

Per il mese di marzo, Studio Garamond ha selezionato con cura alcune proposte editoriali primaverili: un’interessante raccolta di saggi, un’elegante biografia letteraria, una storia contemporanea, un grande classico della letteratura del Novecento, l’avventurosa cronaca di un viaggio, una storia vera e di particolare attualità e infine una storia vera proveniente dal passato.

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Joyce Carol Oates

Sulla boxe

66thand2nd 2015, pp. 244 – 17,00 euro

Una raccolta di saggi, scritti nell’arco di vent’anni – quattro dei quali pubblicati per la prima volta in Italia –, che ripercorrono la storia della boxe dai giochi gladiatori dell’antica Roma al pugilato a mani nude praticato in Inghilterra fin dal Diciottesimo secolo; dai combattimenti tra schiavi nell’America della Secessione alle sfide tra i fuoriclasse entrati ormai nella leggenda come Muhammad Ali, Mike Tyson, Jack Dempsey, Jack Johnson e Joe Louis. Joyce Carol Oates, autrice americana tra le più prolifiche e apprezzate, nata nel 1938 a Lockport, scrive con sensibilità e rispetto del mondo della boxe, che ha imparato a conoscere fin da bambina assecondando la passione del padre. Racconta la vita spesso rocambolesca dei campioni, le loro alterne vicende e fortune, gli aspetti sociali e di costume, lo spirito di sacrificio, gli interessi che s’intrecciano nell’attesa dei grandi incontri, le implicazioni talvolta al limite della legalità, gli aspetti controversi eppure affascinanti di questa grande disciplina. La Oates intellettuale d’eccezione, tre volte candidata al Premio Pulitzer, è unanimemente considerata una delle voci più importanti ed eclettiche della letteratura mondiale, si accosta con entusiasmo e disincanto allo sport che forse meglio di altri incarna la miseria e la magnificenza della natura umana, offrendo un punto di vista inedito e virile sulla “nobile arte”.

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Winifred Holtby

Virginia Woolf

Castelvecchi 2015, pp. 192 – 17,50 euro – Prefazione di Marion Shaw – Traduzione di Gianluca Testani

Winifred Holtby (Rudston, 1898 – Londra, 1935) giovane letterata inglese d’inizio Novecento, ha affrontato per prima la sfida di raccontare l’opera e la poetica di Virginia Woolf, negli anni in cui la scrittrice era già la più influente del suo tempo. Pubblicata in inglese nel 1932 e finalmente tradotta in italiano, questa elegante biografia letteraria intervenne nell’acceso dibattito sulla scrittura modernista, bilanciando lucidità analitica e passione. Nel commentare la saggistica e la narrativa di Virginia Woolf, la Holtby, scrittrice, giornalista e riformatrice sociale, fervente attivista nel campo dei diritti delle donne, del socialismo e del pacifismo e la cui fama è legata principalmente al lavoro giornalistico, non esita a evidenziare i limiti di alcune sue scelte tematiche. Questo non riduce la sincera ammirazione per la scrittrice e per la sua straordinaria capacità di trarre energia creativa dai semplici avvenimenti della vita quotidiana. Un saggio coraggioso, stilisticamente limpido e impreziosito da testimonianze dirette, che restituisce intatta la dimensione letteraria di una grande autrice, collocandola nell’accesa battaglia ideale del suo tempo.

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Yannick Haenel

Le volpi pallide

Clichy Editore 2015, pp. 200 – 15,00 euro – Traduzione di Barbara Puggell

Parigi, oggi. Un uomo decide di vivere nella sua auto. Sui muri della città appaiono strane scritte che annunciano una rivoluzione. La Volpe pallida è il Dio anarchico dei Dogon del Mali. Un gruppo di sans-papiers mascherati porta il suo nome e sfida la Francia. Chi è quell’uomo solitario che attende un rovesciamento politico? Chi sono le Volpi pallide? Del loro incontro parla questo libro. Una storia di oggi. Dopo il successo di Il testimone inascoltato, pubblicato da Guanda nel 2010, che narrava la vicenda di Jan Karski fuggito da Auschwitz per raccontare agli alleati il delirio dei campi di sterminio ma mai creduto, Yannick Haenel ci racconta, in questo straordinario romanzo politico, le tensioni di una metropoli europea, l’esplosività di una politica di repressione, un grande sogno anarchico destinato ovviamente alla distruzione. Campione di vendite in Francia, adorato dai critici e dai lettori, Haenel è ormai uno degli scrittori francesi più amati e apprezzati della sua generazione.

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Miguel de Unamuno

Nebbia

Fazi Editore 2015, pp. 200 – 17,50 euro

Augusto Pérez, flâneur amante degli scacchi, conduce la sua esistenza dolcemente oziosa immerso nella vibrante atmosfera delle sue fantasticherie in cerca di qualcosa che possa scuoterlo dall’apatia in cui la morte della madre l’ha lasciato. Sono gli occhi di una delicata pianista, Eugenia, a destarlo dal sopore di una vita di contemplazione. Augusto decide finalmente di agire, di “vivere” e di conquistare la ragazza per dissolvere la nebbia che lo avvolge, scontrandosi, però, con il fatuo destino dell’uomo. Ma il sognatore Augusto, a sua volta, non è che il sogno di uno scrittore, Miguel de Unamuno, che si fa personaggio con l’intenzione di mettere fine alla tragicomica esistenza del suo protagonista. In questo modo cade nel suo stesso tranello: non sarà egli stesso il sogno di un Dio che risvegliandosi dissolverà entrambi nel nulla? Con la sua metafora esistenziale, Miguel de Unamuno, protagonista della vita letteraria e civile spagnola, nato a Bilbao nel 1864 e morto a Salamanca nel 1936, è il primo interprete del senso di smarrimento che si appresta a contagiare un’Europa che sarà presto ridotta a polveriera e a scenario della prima vera disfatta per l’umanità e le sue ambizioni di progresso. Il romanzo, primo esempio del genere letterario della nivola, è un prezioso recupero da riscoprire.

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Annemarie Schwarzenbach

Tutte le strade sono aperte. Viaggio in Afghanistan 1939 – 1940

Il Saggiatore Editore 2015, pp. 168 – 15,00 euro

Nel giugno 1939 Annemarie Schwarzenbach si lascia alle spalle una lunga terapia di disintossicazione e l’amore tormentato per Erika Mann, s’imbarca insieme alla scrittrice Ella Mailart in un viaggio avventuroso a bordo di una Ford. La meta delle due donne è l’Afghanistan, un paese ai confini del mondo, dove il tempo è rarefatto come l’aria delle montagne e brevi tragitti diventano peregrinazioni di giorni interi. Dalla Turchia alla Persia fino agli altopiani afghani, il viaggio diventa un’occasione per esplorare, insieme al mondo esterno, il proprio paesaggio interiore, di mettere alla prova certezze e paure. Quello che la scrittrice, fotografa e giornalista svizzera nata nel 1908 e morta nel 1942 definì “un concentrato della nostra esistenza”.

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Anna Erelle

Nella testa di una jihadista

Tre60 2015, pp. 260 – 14,00 euro

Anna Erelle è giornalista francese specializzata in terrorismo. Spinta dal desiderio di comprendere il fenomeno dei giovani occidentali che si arruolano nelle file dell’ISIS, si crea un falso profilo Facebook, con il nome di Mélodie, e finge di essere una ventenne francese convertita all’Islam e interessata ad abbracciare la Jihad. Su Facebook conosce Bilel, trentacinquenne francese convertito all’Islam e trasferitosi in Siria, che in seguito scoprirà essere il braccio destro del terrorista iracheno più ricercato dal FBI, Abou Bakr al-Baghdadi. Nel giro di qualche settimana Bilel, dopo aver chattato ogni giorno con Mélodie su Skype (lei ha sempre il volto coperto dal velo), se ne innamora e le chiede di raggiungerlo in Siria per sposarlo e unirsi a lui nella lotta armata. Anna/Mélodie finge di accettare la richiesta di Bilel e parte per Amsterdam insieme a un collega fotografo. Dovrà poi andare a Istanbul e quindi in Siria. In realtà vuole arrivare ad Amsterdam per intervistare Lola, una giovane belga veramente convertita e in partenza per la Siria, poi andare al confine con la Siria per raccogliere informazioni sul luogo, e infine tornare in Francia per concludere il reportage. Ma non tutto va come previsto e Anna/Mélodie è costretta a tornare a Parigi. Cancella il suo account Facebook e getta i telefoni cellulari che aveva dato a Bilel. Eppure riceve non solo minacce sul suo account Skype ma anche una telefonata in ufficio da Bilel, segno che è comunque riuscito a rintracciarla. Anna Erelle è uno pseudonimo. A distanza di alcuni mesi dall’ultimo contatto con Bilel, l’autrice ha dovuto cambiare casa, telefono e vive sotto scorta. Bilel ha lanciato una fatwa contro di lei pubblicando un video su internet. Sono circolate voci sulla morte del terrorista in un’imboscata, ma non sono attendibili.

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Bruno Pedretti

Charlotte. La morte e la fanciulla

Skira 2015, pp. 160 – 15,00 euro

Charlotte Salomon, giovane artista ebrea berlinese, prima di essere travolta dall’uragano nazista, fece in tempo a raccontare in pittura la propria vita. Nata nel 1917 in una famiglia segnata da numerosi suicidi e vittima della follia razziale hitleriana, morirà a soli ventisei anni, incinta di quattro mesi, in una camera a gas di Auschwitz. È al suo capolavoro autobiografico Vita? O Teatro? che si ispira Pedretti, nato in provincia di Brescia nel 1953, autore di saggi su temi di arte, architettura ed estetica, rintracciando nell’esperienza di Charlotte i segni di un dramma che travalica la storia e precipita come tragedia inappellabile. Carica del peso di un dramma familiare che va oltre il suo personale destino, Charlotte sfidò gli estremi del dolore e dell’offesa riscattandoli con l’arte, per lasciarci in eredità uno dei canti più alti del nostro tempo.

A cura di Alessandra Stoppini

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