20settembre

Consigli di lettura/3

I consigli di lettura della redazione di Studio Garamond puntano su tre libri: il primo per non dimenticare, il secondo per sognare Parigi e il terzo dedicato all’attualità.

Eva Weaver

Il piccolo burattinaio di Varsavia

Mondadori 2013, pp. 276 17,00 euro

Senza il cappotto niente sarebbe andato in quel modo. All’inizio era solo un testimone, un cappotto nero di lana con sei bottoni. Ma l’aggiunta delle tasche lo fece diventare un complice”. Il 1938 fu l’ultimo anno di libertà per la città di Varsavia, per i suoi abitanti e per l’intera Polonia. Il nemico, l’esercito tedesco era alle porte. Un semplice cappotto di lana nero a sei bottoni, con una stella di David cucita sulla manica destra che il sarto Nathan aveva cucito per il suo nipotino Mika di 12 anni avrebbe seguito silenzioso e apparentemente inanimato la famiglia nel ghetto dove sarebbero stati rinchiusi insieme a centinaia di amici e conoscenti. Quando il nonno muore il cappotto rimane per Mika l’unica eredità in grado di proteggerlo dal gelo e dalla paura, perché questo indumento non era come tutti gli altri, infatti le sue tante tasche rappresentavano tante finestre, insospettabili vie di fuga verso la salvezza. L’autrice terapista e performer d’arte contemporanea ha spesso affrontato nei suoi lavori il tema della responsabilità storica e del nazismo. “Confezionato su misura dalle mani sapienti del vecchio sarto, che lo aveva tagliato, cucito e impreziosito con una fila di eleganti bottoni neri, quello non era un cappotto qualsiasi”.
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Anne Korkeakivi

Quando eravamo foglie nel vento

Garzanti 2013, pp. 266 16,40 euro

Se la cena di quella sera fosse andata bene, Edward sarebbe divenuto ambasciatore d’Irlanda”. L’americana di origine irlandese Clare Moorhouse, moglie del ministro plenipotenziario di Gran Bretagna a Parigi, in pratica il numero due dell’Ambasciata, aveva 12 ore di tempo per organizzare una cena impeccabile, passaporto fondamentale per il futuro professionale di Edward. Clare era all’apparenza una persona disinvolta, sempre padrona di sé, il ritratto stesso della compostezza ma se suo marito avesse ottenuto il prestigioso incarico ciò stava a significare che la donna doveva ritornare in Irlanda e soprattutto a Dublino, città dalla quale mancava da 25 anni e che custodiva il suo doloroso segreto. “Suo marito non sapeva niente di lei, perché non sapeva niente della sua vita prima del loro incontro. Di Clare conosceva solo la parte che lei aveva scelto di mostrargli”. L’autrice, per la stesura del romanzo, che è stato incoronato dalla stampa come il debutto più promettente dell’anno, si è ispirata alla sua vita come moglie di un funzionario dell’ONU. “La moglie di un diplomatico è un diplomatico anch’essa”.
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Alessandra Coppola, Ilaria Ramoni

Per il nostro bene. La nuova guerra di liberazione. Viaggio nell’Italia dei beni confiscati

Chiarelettere 2013, pp. 176 12,90 euro

È mancata un’aggressione mirata alla questione dei beni confiscati. Ci sono state reti di complicità, ritardi, silenzi. E qualcuno che doveva metterci la testa su queste cose la testa non ce l’ha messa”. L’emblematica frase di Don Luigi Ciotti, presidente di Libera ci conduce attraverso un libro denuncia pubblicato nella collana Principio Attivo, che è un viaggio nell’Italia dei beni confiscati. La napoletana Alessandra Coppola, giornalista de Il Corriere della Sera, e la milanese Ilaria Ramoni, avvocato, amministratore giudiziario ed esperta in legislazione antimafia, hanno redatto con piglio e tenacia un reportage dal fronte tra le fortezze espugnate a quella mafia che ha fatto la storia, e che ancora soffoca il Paese. La villa di Tano Badalamenti a Cinisi, la reggia di “Sandokan” Schiavone a Casal di Principe, l’enclave dei Casamonica nella periferia romana, perfino una residenza principesca a Beverly Hills, proprietà di Michele Zaza, ’o Pazzo, re del contrabbando. E poi cascine della ’ndrangheta in Piemonte, tenute in Toscana, castelli, alberghi, discoteche, campi di calcio, maneggi. Trincee di ieri e di oggi. Questo libro racconta cos’erano e che cosa sono diventate e racconta inoltre le vicende di tante persone che con intelligenza e straordinaria determinazione hanno tentato di far rinascere la vita là dove prima si predicava solo morte. Come dei partigiani, in questa nuova guerra di liberazione italiana. “Cosa più brutta della confisca dei beni non c’è, la cosa migliore è andarsene”. Colloquio tra Francesco Inzerillo e i nipoti nel carcere di Torino (2007).

Articolo a cura di Alessandra Stoppini

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