05giugno

Consigli di lettura/52

Ecco una serie di novità letterarie per tutti i gusti in uscita a giugno: un libro che conduce alla scoperta dei misteri di uno dei massimi capolavori di tutti i tempi; un racconto autobiografico di un grande autore italiano; il nuovo romanzo di una celebre scrittrice francese; un volume che è una lezione di vita tra storia, botanica e leggenda e due libri dedicati ai piccoli lettori.

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Jean-Philippe Postel

Il mistero Arnolfini. Indagine su un dipinto di van Eyk

Skira editore 2017, pp. 128 – 34 b/n – 16,00 euro. Prefazione di Daniel Pennac

“Il Ritratto dei coniugi Arnolfini” dipinto da Jan van Eyck nel 1434 è il celeberrimo oggetto di questa indagine, un’opera che chiunque l’abbia vista non può più dimenticarla. Amata e ammirata nei secoli, protagonista di innumerevoli studi, cela tuttavia un mistero, un significato nascosto, che continua a sfuggire anche allo sguardo più attento. Chi sono l’uomo e la donna al centro del dipinto? Soprattutto, che cosa stanno facendo? Il mercante lucchese Niccolò Arnolfini, che si è creduto vi fosse raffigurato assieme alla prima moglie, negli altri suoi ritratti coevi non mostra alcuna somiglianza fisica con questo dipinto. Il primo documento che ne parla cita il quadro come Hernoul-le-Fin avec sa femme: all’epoca Saint Hernoul è il patrono dei cornuti. Perché il cagnolino, simbolo di fedeltà coniugale, non è riflesso dallo specchio che, come un occhio di verità, ci fissa dal muro alle spalle dei protagonisti? Perché un’unica candela è rimasta accesa sul lampadario, in pieno giorno, mentre le altre sono spente? È forse un indizio di morte? Quali altri segreti nasconde questo dipinto straordinario e affascinante? L’occhio clinico dell’autore, che è medico e scrittore, analizza tutti i dettagli per condurci alla scoperta dei misteri di uno dei massimi capolavori di tutti i tempi.

Jean-Philippe Postel (Parigi 1951) medico e scrittore, descrive Il mistero Arnolfini come “l’applicazione del metodo dell’osservazione clinica a un’opera pittorica”.

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Emilio Salgari

La Bohème italiana

Elliot edizioni 2017, pp. 120 – 14,50 euro

Un racconto autobiografico, l’unico nella produzione di Salgari, in cui l’autore di Sandokan e i pirati della Malesia riporta alla mente i giorni della sua giovinezza quando lasciò la città per vivere in campagna e fondare la Topaia, piccola colonia artistica bohémienne. Sulle orme dei protagonisti della vita goliardica, rocambolesca e intellettuale della Parigi ottocentesca di Murger, che poi sarà quella di Puccini e diventerà celebre nell’immaginario comune, anche i giovani italiani vivono la loro Bohème, tra bevute di barbera e musica suonata fino allo sfinimento, espedienti mirabolanti per sbarcare il lunario e non pagare l’affitto. Ma come nella Bohème originale, in cui il freddo di Parigi arriva alle porte di Rodolfo e Mimi, anche questo scritto di Salgari è percorso dalla sua malinconia per una fase spensierata della vita che ormai appartiene al passato.

Emilio Salgari nacque a Verona nel 1862. Dopo aver seguito a Venezia i corsi dell’Istituto nautico decise di interromperli e di dedicarsi alla scrittura di racconti avventurosi e al giornalismo. Scrivere divenne il suo lavoro a tempo pieno, e a lui dobbiamo l’importazione di modelli come Verne e Stevenson nella letteratura italiana. Fu autore di moltissimi racconti e più di ottanta romanzi. L’intensità del lavoro lo portò a vivere un forte malessere esistenziale. Si suicidò nel 1911 a Torino. Tra i suoi romanzi ricordiamo I pirati della Malesia (1896), Il corsaro nero (1898) e Le tigri di Mompracem (1900).

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Annie Ernaux

Memoria di ragazza

L’orma Editore 2017, pp. 256 – 18,00 euro. Traduzione di Lorenzo Flabbi

Estate 1958. Per la prima volta lontana dalla famiglia, educatrice in una colonia di vacanze, una diciottenne scopre se stessa: l’amore, il sesso, il giudizio degli altri, la fatica di essere giovani, la sete di libertà. Tra la luce delle foto di quel tempo e il buio dei ricordi rifiutati, Annie Ernaux rivive l’età di passaggio che la trasformò in donna e in scrittrice, interrogandosi sui pensieri, le aspettative, le ritrosie (senza tralasciare i disturbi alimentari e le angosce della fertilità) della «ragazza del ’58». In pagine piene di inquietudini e dolori segreti, traboccanti di slanci e di canzoni – l’«esperanto dell’amore» -, è la vergogna del passato a generare la memoria, rivelandosi inaspettato dono, irrinunciabile arma in quella «colluttazione con il reale» che è al cuore dell’impresa letteraria di Ernaux. Memoria di ragazza, potentissima riflessione sulla scrittura e su un’epoca cruciale dell’esistenza, è il romanzo, proibito e inconfessabile, che l’autrice ha inseguito per tutta la vita.

Annie Ernaux è nata a Lillebonne (Senna Marittima) nel 1940 ed è una delle voci più autorevoli del panorama culturale francese. Studiata e pubblicata in tutto il mondo, la sua opera è stata di recente consacrata dall’editore Galli­mard, che nel 2011 ne ha raccolto gli scritti principali in un unico volume nella prestigiosa collana Quarto. Nei suoi libri ha reinventato i modi e le possibilità dell’autobiografia, trasformando il racconto della propria vita in acuminato strumento di indagine sociale, politica ed esistenziale. Amata da generazioni di lettori e studenti, le sue opere maggiori sono Gli anni (2008), romanzo-mondo salutato come uno dei capolavori dei nostri tempi (Premio Strega Europeo 2016), e Il posto (1983), considerato un classico contemporaneo.

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Giuseppe Barbera

Abbracciare gli alberi

Il Saggiatore 2017, pp. 224 – 17,50 euro

Giuseppe Barbera – agronomo siciliano da sempre impegnato nella tutela dell’ambiente e del paesaggio – in questa edizione rinnovata di “Abbracciare gli alberi” esplora l’attrazione che gli esseri più evoluti del regno vegetale esercitano su poesia e letteratura dall’inizio dei tempi. Il più vecchio albero italiano di cui sia certa l’età è un pino loricato che cresce in Calabria abbarbicato sul Pollino. È nato nel 1026, più giovane quindi di un suo omonimo nato nel Nord della Grecia nel 941 e considerato il più vecchio essere vivente del Mediterraneo. Il più vecchio del mondo invece è un abete rosso (un albero di Natale, per intenderci) che vive in Svezia e che nel 2008 dovrebbe aver compiuto 9550 anni. Ancorati alle radici, gli alberi non si muovono. Si procurano da soli il nutrimento grazie alla clorofilla, trasformando l’energia solare in materia organica. Non hanno un cuore, due occhi o due gambe. Possiedono tessuti in perenne condizione embrionale, pronti a dare origine a tutti gli organi necessari: se a un albero tagliano un ramo, una gemma fino allora dormiente sarà pronta a generarne uno nuovo. Sono virtualmente immortali. Forse per questo gli uomini, insoddisfatti della propria condizione, non hanno mai smesso di cercarli. Un senso di leggerezza, di felicità sottile, di pace percorre il lettore di Abbracciare gli alberi. Un benessere pervasivo da cui non si viene abbandonati neppure dopo aver terminato la lettura, che come una radice si espande, invade lo spazio interiore e modifica il rapporto con quello esteriore.

Giuseppe Barbera insegna Botanica all’Università di Palermo. Con i suoi libri di storia naturale ha vinto numerosi premi, tra cui il prestigioso Premio Grinzane.

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Henry David Thoreau

Walden. Un anno nei boschi.

Gallucci Editore 2017, pp. 32 – 16,00 euro. Disegni di Giovanni Manni. Traduzione di Luca Lamberti

“Vivevo in solitudine, a un miglio da qualsiasi vicino, in una casa che mi ero costruito sulla riva del lago Walden. Volevo vivere fino in fondo e succhiare tutto il midollo della vita, mettere la vita in un angolo e ridurla ai minimi termini e poi, se si fosse rivelata misera, godere a pieno della sua miseria genuina e mostrarla al mondo; oppure, se fosse apparsa sublime, farne esperienza per poi essere in grado di darne una vera descrizione nel resoconto di questo viaggio”.

Walden. Vita nei boschi” (1854) è il resoconto dell’avventura dell’autore, che dedicò oltre due anni della propria vita, dal 4 luglio 1845 al 6 settembre 1847, a cercare un rapporto intimo con la natura e insieme a ritrovare se stesso in una società che non rappresentava ai suoi occhi i veri valori da seguire, ma solo l’utile mercantile.

La casa editrice Gallucci ha estratto alcuni brani del testo per un’edizione dedicata ai piccoli lettori.

Henry David Thoreau nacque nel 1817 a Concord, nel Massachusetts. Nei suoi 45 anni di vita non si allontanò mai dalla propria città natale, compreso il periodo in cui frequentò l’università nella vicina Harvard. Figura di spicco del trascendentalismo americano, il movimento filosofico che sosteneva la sostanziale bontà della natura e degli esseri umani, è considerato uno dei padri della disobbedienza civile e del pacifismo moderno.

Giovanni Manna è nato a Firenze nel 1966. Ha illustrato più di ottanta libri per bambini, pubblicati sia in Europa sia nel resto del mondo. I suoi lavori sono stati esposti in numerose mostre internazionali, da Bratislava al Regno Unito. Insegna Acquerello presso la Scuola di illustrazione di Sarmede. Nel 2003 ha ricevuto in Italia il Premio Andersen come Illustratore dell’anno e nel 2012 è stato insignito dello Junior Library Guild americano.

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Carlo Collodi

Principi e principesse

Gallucci Editore 2017, pp. 59 – 6,90 euro. Disegni di Giuliano Ferri

Quattro grandi storie per prime letture d’autore. Cappuccetto Rosso, Il gatto con gli stivali e Le fate, tre fiabe di Charles Perrault qui rese in italiano da Carlo Collodi insieme con La Bella dai capelli d’oro di Madame d’Aulnoy. Carlo Collodi (pseudonimo di Carlo Lorenzini, Firenze, 1826-1890), fu libraio, volontario nelle Guerre d’Indipendenza, fondatore di riviste satiriche, giornalista e romanziere, anche se con scarso successo. Almeno fino al 1875, quando pubblicò I racconti delle fate, primo passo nella letteratura per l’infanzia dell’autore di Pinocchio. Proprio da I racconti delle fate, sono tratte le storie di questo volume. Giuliano Ferri (Pesaro, 1965), è un illustratore di raffinata sensibilità, forse anche per l’aver scelto di dividere il proprio talento tra i libri e il volontariato.

A cura di Alessandra Stoppini

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