06settembre

Consigli di lettura/54

Una serie di novità letterarie appena sfornate dalle case editrici per tutti i gusti: un libro che appartiene a una delle voci più importanti della narrativa cinese contemporanea; un avvincente romanzo a sfondo giallo ambientato in Arabia Saudita; un libro che descrive senza pudori la Città Eterna; il nuovo romanzo di una splendida scrittrice e un libro per piccoli lettori.

———-

Jia Pingwa

Lanterna e il distretto dei ciliegi

Elliot edizioni 2017, 524 pp. – 20 euro

Negli uffici amministrativi di Yingzhen, il distretto dei ciliegi, arriva Lanterna, una giovane donna molto bella, che, scorrazzando in motocicletta con i suoi irrinunciabili tacchi alti e i capelli al vento, si dimostra ben presto funzionario acuto e capace, cui viene affidato il nuovo Ufficio Affari Generali con l’incarico di risolvere le innumerevoli dispute fra gli abitanti e gli uffici distrettuali. Le loro piccole storie compongono uno spaccato di Cina contemporanea molto lontana da quella che viene raccontata dai giornali, la cui economia nasconde grosse difficoltà interne, in particolare nelle campagne, dove la popolazione è pronta a lottare per difendere la propria piccola ricchezza e il cui delicato equilibrio si regge soltanto sulla capacità di alcuni di operare oltre gli interessi particolari e personali.

Jia Pingwa nasce nel 1952 nella profonda campagna cinese della provincia settentrionale dello Shaanxi, protagonista di tutta la sua scrittura. Scrittore molto noto e amato dal pubblico cinese per la sua straordinaria capacità di cantare le storie e i costumi locali della sua terra in un felice connubio di satira e poesia, inizia la sua carriera negli anni ’80 conquistando subito l’attenzione della critica. Romanziere prolifico e pluripremiato è considerato una delle voci più importanti della narrativa cinese contemporanea.

———-

Hilary Mantel

Otto mesi a Gazzah Street

Fazi Editore 2017, 350 pp. – 19 euro. Traduzione di Giuseppina Oneto

Frances Shore è una cartografa ma quando il lavoro di suo marito la porta in Arabia Saudita si ritrova come una prigioniera sperduta, nell’impossibilità di orientarsi nelle zone oscure del paese. Laggiù, il regime che impera è corrotto e inflessibile, molti degli stranieri che incontra non sono che faccendieri, con le relative mogli, in cerca di denaro. I vicini musulmani, molto riservati, si muovono furtivi ma hanno occhi per ogni cosa. Le strade non sono il posto adatto per le donne. Frances, il cui marito è spesso assente, si ritrova confinata nel suo appartamento e le giornate diventano un susseguirsi di vuoti e di silenzi, interrotti soltanto dai misteriosi rumori provenienti dal piano superiore, che però dovrebbe essere disabitato. Quello dell’appartamento al piano di sopra diventa un mistero tutto da sciogliere e quando Frances capirà chi lo utilizza, le conseguenze di questa scoperta saranno tragiche.

Hilary Mantel è nata nel Derbyshire nel 1952, ha scritto tredici romanzi, fra cui spiccano Wolf Hall (2011) e Anna Bolena, una questione di famiglia (2013), i primi due libri della fortunata trilogia sulla dinastia Tudor, entrambi insigniti del Man Booker Prize. Fazi Editore ha pubblicato anche La storia segreta della Rivoluzione, imponente opera sulla Rivoluzione francese in tre volumi, e il romanzo Al di là del nero (2016).

———-

Vittorio Giacopini

Roma

Il Saggiatore Editore 2017, 416 pp. – 21 euro

Un’ombra oscura minaccia la capitale. Qualcuno vuole distruggerla con un piano rabbioso, lucido e folle. Colli, fiumi, piazze gremite. Lezzo di benzina e sudore. È Roma, latrina del mondo, sommersa dai gorgoglii delle fogne, dalle piogge acidule di aprile. Roma scavata dai cunicoli sotterranei, dove preti e topi scappano o tornano dalle stanze del trono papale. I centurioni che difendono un Colosseo fatiscente hanno tatuaggi tribali. Il Tevere rigetta le sue acque bionde sui marciapiedi, e in ogni momento sembra possa sommergere i quartieri nobili della capitale. Nei bar si ringhia per il derby tra Lazio e Roma. L’aria sa di birra e pattumiera, tra le erbacce siringhe si sciolgono al sole. Roma è il più spregevole dei paradisi e stanotte deve sprofondare. Il piano di Lucio Lunfardi è chiaro: non darla alle fiamme come Nerone, non incenerirla per poi vederla rinascere. Roma va annegata dalle sue stesse acque. Per riuscirci, Lunfardi deve agire con cautela, di nascosto, studiare dietro i suoi camuffamenti le fragilità, le corruzioni, scrutare da lontano le architravi dei ponti, le mura, gli acquedotti, e poi farli saltare. Per secoli dèi e barbari conquistatori hanno provato a distruggerla, ma hanno sempre fallito. Questa volta il piano è folle ma diabolico, dunque stanotte Roma è pronta a morire. “Roma” è un ritratto turpe e violento della Città Eterna al culmine della sua rovina, una narrazione capace di trattenere le perversioni e le fantasie di un anarchico che ne incarna il sentimento comune: autodistruttivo ma confusionario, rivoluzionario ma ozioso. È la Roma dei sogni impossibili, svaniti per indolenza o realizzati soltanto per caso.

Vittorio Giacopini è nato a Roma. Collabora con Lo Straniero, Il Sole 24 Ore e Rai Radio 3. Tra i suoi ultimi libri ricordiamo L’arte dell’inganno (Fandango libri, 2011) e Non ho bisogno di stare tranquillo (elèuthera, 2012).

———-

Madeleine Thien

Non dite che non abbiamo niente

66thand2nd Editore 2017, 484 pp. – 22 euro. Traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini

Marie è nata in Cina ma è cresciuta con la madre in Canada. Il padre le ha abbandonate due volte: la prima quando se n’è andato di casa, la seconda quando si è ucciso gettandosi dal nono piano di un grattacielo a Hong Kong. Siamo all’inizio degli anni Novanta e i fatti della lontana Cina irrompono nella vita di Marie e della madre quando Ai-ming, fuggita dopo il massacro di piazza Tienanmen, bussa alla loro porta. È con il suo aiuto che Marie inizia a ricostruire la storia di suo padre, una storia ricca di idealismo rivoluzionario, di musica e di silenzio, in cui tre musicisti del Conservatorio di Shanghai – il timido e talentuoso compositore Sparrow, il prodigio del violino Zhuli e l’enigmatico pianista Kai – combattono nella Cina dell’implacabile Rivoluzione culturale per rimanere fedeli l’un l’altro e alla musica verso cui hanno consacrato la propria vita. Dalle affollate sale da tè nei primi giorni della Rivoluzione fino agli eventi che portarono alle manifestazioni del 1989 a Pechino, seguendo le vicende di un misterioso taccuino passato di mano in mano durante gli anni di Mao, l’autrice compone un affresco dolente e meraviglioso di un paese in continua trasformazione, e una riflessione di vasta portata sul ruolo della politica e dell’arte nella società.

Madeleine Thien è nata a Vancouver nel 1974, anno in cui i suoi genitori si sono trasferiti in Canada dall’Estremo Oriente (il padre è cino-malese, la madre di Hong Kong). Nel 2001 esce il suo primo libro, Simple Recipes, una raccolta di racconti che le vale l’elogio della connazionale Alice Munro e l’inserimento nella short list del Commonwealth Writers’ Prize, seguito a pochi mesi di distanza da The Chinese Violin, libro per bambini illustrato da Joe Chang. Il successo internazionale arriva con Certezze (2006), uscito in Italia per Mondadori e tradotto in sedici lingue. Il quarto romanzo della Thien, L’eco delle città vuote, è stato pubblicato da McClelland & Stewart nel 2011 e successivamente da Granta Books (2012). Con Non dite che non abbiamo niente è stata finalista al Man Booker Prize 2016 e si è aggiudicata il Scotiabank Giller Prize 2016.

———-

Alice Barberini

Hamelin. La città del silenzio

Orecchio Acerbo Editore 2017, 80 pp. – 16,90 euro. Dai 6 anni in su.

Le strade di Hamelin. Deserte e silenziose. Pochi, e frettolosi passanti le percorrono. Nemmeno un bambino. A noi ragazzine e ragazzini è vietato scendere per strada. Chiusi nelle nostre stanze, non possiamo giocare con gli altri bambini. Ci si consola con i giocattoli che il nonno costruisce per noi. È il più vecchio del paese, e ben conosce il motivo di quel divieto. Un tempo le vie e le piazze di Hamelin erano piene dello scorrazzare e del vociare di bambine e bambini. Ma disturbavano i grandi, e così fu loro vietato di scendere in strada. Tristi, rimasero chiusi tra le quattro mura di casa fino a quando, una notte, sentirono la dolce e allegra voce di un piffero. Scesero tutti in strada, seguirono il pifferaio e scomparvero. Tutti tranne il nonno. Era zoppo e non riuscì a seguirli. Da allora anche la musica fu vietata e Hamelin divenne la città del silenzio, non più una nota è risuonata in città. Spesso, prima di dormire, ripenso al racconto del nonno. Anche stasera. Ma ecco, attraverso la finestra, giungere dalla strada la dolce e allegra melodia di un organetto…

Alice Barberini è nata nel 1977 a Cesena ma riminese da sempre, ha studiato arte a Ravenna e dopo essersi diplomata, l’interesse per il restauro l’ha portata a Firenze, dove per alcuni anni ha lavorato come restauratrice. Nel 2007 ha scoperto il mondo dell’illustrazione e da quel momento in poi ha deciso di cambiare “mestiere”. Lungo questo suo secondo percorso formativo ha avuto la fortuna di incontrare grandi maestri come Mauro Evangelista, Carll Cneut, Gek Tessaro, Dusan Kallay, Camila Stancolvà, Luigi Raffaelli and Giovanna Zoboli. Dal 2012 lavora nel Collettivo Nie Wiem: otto illustratrici determinate a diffondere l’arte e l’illustrazione di qualità in giro per il paese. Prendendo spunto da un verso della grande poetessa polacca Wisława Szymborska, «L’ispirazione, qualunque cosa sia, nasce da un incessante “non so”», hanno emozionato il pubblico di molte città italiane. Le tavole di Alice Barberini sono state esposte a Venezia, Macerata, Torino, Senigallia, Crema, Rimini e Cantù.

A cura di Alessandra Stoppini

Comments (0)

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>