02ottobre

Consigli di lettura/55

Ecco una serie di novità letterarie in uscita a ottobre: una raccolta di racconti ambientati a New York; un grande capolavoro della narrativa irlandese, considerato da molti il primo romanzo storico; un thriller magistrale; un romanzo surreale e ironico sulla discriminazione e la solidarietà e un imperdibile romanzo storico.

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Leopoldine Core

Mentre li guardi

Edizioni Clichy 2017, 278 pp. – 15,00 euro. Traduzione Tiziana Lo Porto

Brillanti, pieni di struggimento e nuovi, i venti racconti di Leopoldine Core sono ambientati a New York e dintorni e hanno come protagonisti ragazzi e adulti innamorati, impegnati nel tenere in piedi relazioni, desiderosi di conquistare la persona amata o più semplicemente bisognosi di amare ed essere amati. Sfila così una galleria di personaggi sexy, coraggiosi, imprevedibili e sinceri nel mettere in campo passioni ed emozioni. Gli echi sono quelli del cinema di Harmony Korine e Andrea Arnold, o delle storie di autori come Jane Bowles, William Burroughs e Colette, costantemente spiazzanti e sempre luminosissimi nel loro scrivere.

Leopoldine Core è nata e cresciuta nell’East Village, a New York, e si è diplomata all’Hunter College. Suoi racconti e poesie sono stati pubblicati su «The Paris Review Daily», «Open City», «PEN America» e «Apology Magazine». Autrice della raccolta di poesie Veronica Bench, vive a New York. Questa è la sua prima raccolta di racconti.

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Mary Edgeworth

Il castello Rackrent

Fazi Editore 2017, 150 pp. – 15,00 euro. Traduzione di Pietro Meneghelli

Thady Quirk, fittavolo di un’antica famiglia anglo-irlandese, pur continuando a riaffermare la sua medievale fedeltà ai Rackrent dei tempi andati, narra in tono ironico e disincantato la progressiva decadenza dei suoi aristocratici padroni. Il racconto di Thady, privo di toni polemici o predicatori, ci mostra però una condizione morale ed economica lontana da una piena coscienza di sé, e la progressiva fatiscenza del castello ci appare come la simbolica premonizione dei profondi cambiamenti che investiranno la società irlandese e dei problemi che a duecento anni di distanza sono ancora ben lontani dall’essere risolti.

Maria Edgeworth (1767-1848) nata a Black Bourton (Oxfordshire), a quindici anni si trasferì con la famiglia a Edgeworthstown, in Irlanda. Studiosa di Pedagogia, scrisse numerose novelle morali per l’infanzia e diversi romanzi di vita irlandese, i suoi romanzi sono considerati dalla critica una tappa fondamentale nel processo di gestazione della letteratura irlandese in lingua inglese.

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Dorothy Belle Hughes

Il capro espiatorio

Elliot edizioni 2017, 288 pp. – 17,50 euro

Hugh Denismore è un giovane medico che sta guidando la Cadillac bianca di sua madre da Los Angeles a Phoenix, un uomo irreprensibile, istruito, civilizzato. Un uomo privilegiato, che sembra avere il mondo ai proprio piedi. Allora perché la vista di alcuni ragazzi contadini che vivono nell’entroterra rurale d’America lo sconvolge tanto? Perché è riluttante a raccogliere dalla strada una ragazza sola che sta cercando di raggiungere il deserto? E, infine, perché l’ineccepibile Hugh è la prima persona che la polizia sospetta quando la giovane viene trovata morta in Arizona pochi giorni dopo? Pubblicato per la prima volta nel 1963, Il capro espiatorio è un thriller magistrale che si porta dietro l’eredità della depressione, del fascismo e del razzismo, e riesce a evocare le tensioni sociali dell’America di Kennedy.

Dorothy Belle Hughes nacque a Kansas City, Missouri, nel 1904, studiò da giornalista e portò avanti per alcuni anni quella carriera. Nel 1940 scrisse il suo primo romanzo del mistero, The So Blue Marble. Negli anni Quaranta scrisse altri otto thriller che vennero apprezzati da pubblico e critica. Nel 1951 ricevette l’Edgar Award dalla Mystery Writers of America e nel 1978 l’MWA’s Grand Master Award. Tre dei suoi libri vennero trasposti al cinema. Morì a Ashland, Oregon, nel 1993.

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Max Lobe

La Trinità bantù

66thand2nd Editore 2017, 181 pp. – 16,00 euro. Traduzione di Sandor Marazza

Mwana è originario dei paesi bantu e lavora a Ginevra in un’azienda di cosmetici. Un giorno però, inspiegabilmente, viene licenziato. Inizia così per lui un lungo periodo di precarietà, che darà origine a una serie di eventi drammatici e umoristici: dall’umiliante richiesta di cibo in un centro di accoglienza all’appuntamento di lavoro al quale Mwana si presenta con addosso i segni visibili dei morsi di una spogliarellista. Un romanzo surreale e ironico sulla discriminazione e la solidarietà, che mostra una Svizzera inedita e impietosa. Max Lobe, nato in Camerun nel 1986, oggi risiede in Svizzera. Nelle sue opere tratta spesso temi socio-culturali come l’immigrazione, l’omosessualità e i rapporti interculturali.

Max Lobe è nato nel 1986 a Douala, Camerun, e oggi risiede in Svizzera. Nelle sue opere tratta spesso temi socio-culturali come l’immigrazione, l’omosessualità e i rapporti interculturali. Nel 2013, con 39 rue de Berne, ha vinto il Prix du Roman des Romands.

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Brian Moynahan

Sinfonia di Leningrado

Il Saggiatore Editore 2017, 552 pp. – 29,00 euro. Traduzione di Claudia Manciocco

Sabato 9 agosto 1942. La Sala concerti della Filarmonica di Leningrado trabocca di gente. Nonostante il caldo, gli orchestrali indossano molti strati di vestiti: tremano per la fame, quella che li ha fatti svenire durante le prove, che li sta facendo scomparire dentro giacche e pantaloni. Arriva il direttore: scheletrico nel suo frac, somiglia a uno spaventapasseri. Verrebbe da chiedersi quanta energia resti ai concertisti. Poi, però, attacca la musica. Leningrado era sotto assedio dal 14 settembre 1941, quando i nazisti avevano tagliato l’ultima via di terra per uscire dalla città. Gli stenti e il gelo avevano decimato la popolazione, spingendola a gesti disperati, a volte perfino al cannibalismo. I cannoni tedeschi facevano fuoco ininterrottamente. Ma un contrattacco sovietico li ha costretti al silenzio per un breve periodo, sufficiente perché la Settima Sinfonia di Dmitrij Šostakovič venisse eseguita. Quella partitura doveva raggiungere la città a ogni costo: un aereo speciale sorvolò Leningrado assediata e fece cadere dal cielo gli spartiti. La Settima venne suonata nella Sala della Filarmonica e, dagli altoparlanti collocati ovunque in città, i tedeschi furono obbligati a sentire che, nonostante tutto, la vita continuava a pulsare. Poi la Sinfonia divenne l’inno internazionale della lotta contro il nazismo; e tuttora è ritenuta il capolavoro di uno dei più grandi compositori del XX Secolo: dal primo movimento – scritto da Šostakovič sotto una pioggia di bombe – con il celeberrimo «tema dell’invasione» e il crescendo di tamburi rullanti, al finale, con le sue melodie festose e trionfali, rappresenta la liberazione non solo dei cittadini di Leningrado, ma di qualunque popolo che tenta di resistere alle iniquità della guerra e dei regimi totalitari. In Sinfonia di Leningrado Brian Moynahan restituisce un quadro nitido della città russa vessata da Stalin, ridotta alla fame da Hitler ed eternata da Šostakovič. Con la tensione drammatica di un romanzo dostoevskijano e uno stile coinvolgente e pittorico, da affresco in parole, Moynahan racconta un’impresa compiuta collettivamente da una città intera, una città morente che ha saputo risorgere, dimostrando a tutto il mondo che resistenza e musica, arte e libertà sono componenti inscindibili nella storia umana.

Brian Moynahan (1941) è un giornalista e scrittore inglese.

A cura di Alessandra Stoppini

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