06novembre

Consigli di lettura/56

Una serie di novità letterarie in uscita a novembre: uno dei migliori libri dell’anno; il romanzo vincitore del Premio Goncourt Opera Prima 2016; una storia di amore e di coraggio; un’autobiografia originale e un’amara riflessione sull’uomo e sulla società.

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Margo Jefferson

Negroland

66thand2nd 2017, 272 pp. – 18,00 euro. Traduzione di Sara Antonelli

Negroland non è Harlem a New York, né Bronzeville a Chicago, è un club esclusivo privo di confini geografici, protetto da benessere e privilegi in un paese lacerato dai conflitti razziali. Negroland è «l’élite di colore», una classe nascosta tra le pieghe di una nazione che ha creato il mito della società senza classi. È un microcosmo regolato da un’etichetta minuziosa, ossessionato dalla perfezione, in cui si bada alle sfumature della pelle, alle forme dei nasi, a lozioni, parrucche e capelli. Figlia dell’alta borghesia nera, Margo Jefferson ha il lignaggio ideale per demolire una dopo l’altra le nostre convinzioni sulla «razza», trasformandola in un concetto mutevole in cui si intrecciano lingua, genere, censo, ingegno e ambizioni personali. E per riappropriarsi fin dal titolo di una parola diventata tabù – «Negro», con la maiuscola –, in cui vibrano ancora, sedimentati sotto strati di senso, i proclami per i diritti civili, le taglie sugli schiavi fuggiaschi, le invettive di James Baldwin. Il risultato è un «lessico famigliare» fatto di parole e immagini, e intessuto di illuminanti digressioni storiche: sui lasciti della segregazione, sul Black Power, ma anche su Lena Horne e Donyale Luna, feticci glamour di un’altra epoca, sugli schiavisti neri, sui film di Audrey Hepburn, sugli «esercizi di suicidio» delle ragazze di colore. Perché Negroland è un memoir sorprendente, sincero, con cui l’autrice si propone, come fanno Claudia Rankine e Ta-Neishi Coates, di ampliare e ridefinire i contorni di una nuova coscienza afroamericana. Margo Jefferson vincitrice del Premio Pulitzer per la critica è stata per anni critica letteraria e d’arte per Newsweek e New York Times. Suoi articoli sono stati pubblicati anche su Vogue, New York Magazine, The Nation e Guernica. Insegna scrittura alla Columbia University. Autrice di un’acclamatissima biografia su Michael Jackson, con Negroland ha vinto il National Book Critics Circle Award.

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Joseph Andras

I nostri fratelli feriti

Fazi Editore 2017, 144 pp. – 16,00 euro. Traduzione di Antonella Conti

Algeri, 1956. Fernand Iveton, operaio francese nato in Algeria, progetta un attentato contro la fabbrica dove lavora. L’attentato non deve provocare morti: militante comunista favorevole all’indipendenza algerina, Iveton non è d’accordo con gli attentati terroristici del FLN che, a cominciare da quel settembre, mietono vittime innocenti. Denunciato da un capomastro, Fernand viene arrestato prima che la bomba artigianale possa scoppiare. Il verdetto è quello invocato dalla maggioranza dell’opinione pubblica: la ghigliottina. Respinto anche il ricorso in Cassazione, a Fernand non rimane altro che sperare nella grazia del presidente della Repubblica. Trascorre tre mesi in prigione, credendo fermamente che sarà graziato, poiché non ha ucciso nessuno, ma il governo (presidente René Coty, ministro della Giustizia François Mitterrand) rifiuta la grazia. Iveton viene ghigliottinato con due detenuti arabi nel febbraio 1957. Joseph Andras, nato nel 1984, vive in Normandia ed è un grande viaggiatore. Questo è il suo primo romanzo.

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Bana Alabed

Caro mondo

Tre60 Editore 2017, 224 pp. – 14,00 euro

Il sanguinoso conflitto siriano visto attraverso gli occhi di una bambina di 8 anni, che ha saputo rivolgersi con i suoi messaggi ai grandi del pianeta. Da quando aveva tre anni, Bana Alabed conosce una sola realtà: la guerra, con tutta la paura, la violenza e la distruzione che si porta dietro. Il suo strazio, e quello della sua famiglia, è culminato con i bombardamenti e il brutale assedio di Aleppo. Nel 2016, con l’aiuto della madre, ha creato un account Twitter per gridare al mondo quello che sta succedendo in Siria. In breve si è rivolta direttamente ai politici del pianeta, e i suoi messaggi sono stati ripresi e citati da molti personaggi famosi. Oggi Bana, rifugiata in Turchia con la famiglia, è un simbolo: il simbolo dell’innocenza di tutti i bambini davanti all’orrore della guerra. Bana ha perso la sua migliore amica, la sua scuola, la sua casa e il suo Paese. Ma non ha perso la speranza, per sé e per tutti i bambini che, vittime della violenza, meritano una vita migliore. Caro mondo, che sarà pubblicato in contemporanea internazionale, racconta in prima persona la sua storia, scritta con l’aiuto della madre. A soli 8 anni, Bana Alabed è stata collocata dal Time al numero 12 tra le 25 persone più influenti su Internet, dal Corriere della sera tra le 100 donne più importanti del 2017, e appare tra le 50 candidate di D Repubblica al titolo «Donna dell’anno 2017». A dicembre del 2016 lei e la sua famiglia lasciano la Siria per fuggire in Turchia. In questo libro, scritto con l’aiuto della madre, Bana racconta in prima persona la sua storia.

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Margherita Hack

La mia vita in bicicletta

Ediciclo Editore 2017, 144 pp. – 10,00 euro. Prefazione di Patrizio Roversi.

L’astrofisica più amata al mondo si racconta attraverso la passione per la bicicletta. Dalle prime salite al Bobolino, agli ultimi anni, sognando di montare ancora sulla sua bici azzurra. Da oggi in versione tascabile. Margherita Hack, nacque a Firenze nel 1922 e morì a Trieste nel 2013. È stata professore emerito di Astronomia all’università di Trieste, dove diresse l’osservatorio astronomico, e socio nazionale dell’Accademia dei Lincei. Lavorò presso osservatori americani ed europei e con l’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea. Pubblicò lavori di ricerca, testi universitari e libri per il grande pubblico. Nel 1995 ricevette il premio Internazionale Cortina Ulisse per la divulgazione scientifica.

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Antoine Volodine

Lisbona ultima frontiera

Edizioni Clichy 2017, 248 pp. – 17,00 euro. Traduzione di Federica Di Lella

Due amanti in procinto di separarsi si ritrovano a Lisbona per passare insieme gli ultimi momenti. Lei è una terrorista rossa, lui un agente della polizia tedesca che, per salvarla, le ha organizzato una fuga sicura in Estremo Oriente. I due non potranno più avere contatti per molti anni, forse per sempre. Ingrid però non vuole sparire dal suo mondo senza lasciare nessuna traccia di sé. Progetta quindi di scrivere un libro in cui racconterà, in un linguaggio criptato e incomprensibile ai suoi nemici, la sua esperienza della lotta armata. Così, all’interno di questa cornice, si inserisce un secondo libro che contiene a sua volta altri scritti, altri narratori e altri personaggi, «una sorta di antologia commentata di testi risalenti a un’epoca immaginaria, il Rinascimento», segnata dalla guerra e dalla dittatura. L’identità del narratore si frammenta in una pluralità di individui e di nomi, secondo quella pratica dell’eteronimia tanto cara a Volodine (non a caso il romanzo si apre nella Lisbona di Pessoa), che permette uno sguardo più ampio e profondo sulla storia, la politica e la letteratura. Con la sua scrittura poetica e visionaria, Lisbona ultima frontiera è al tempo stesso una storia d’amore e un’amara riflessione sull’uomo e sulla società, che tuttavia, pur delineando il più cupo degli orizzonti, riafferma ancora una volta la forza e la bellezza della libertà umana. Antoine Volodine è nato nel 1949 o nel 1950 a Lione o a Chalon-sur-Saone in una famiglia di origine russa. Nel 1985 esordisce come scrittore di fantascienza. Dal 1990, con questo Lisbonne, dernière marge, inizia la pubblicazione di un numero sterminato di romanzi e saggi, usando numerosi pseudonimi, tra i quali i più famosi sono Manuela Draeger e Lutz Bassmann e affrontando un universo oscuro e disperato ma carico di passione e di voglia di combattere contro l’oppressione delle regole.

A cura di Alessandra Stoppini

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