05febbraio

Intervista a Eugenio Lio, editor della Bompiani

L’Agenzia letteraria Studio Garamond propone l’intervista a Eugenio Lio, nato a Roma. Editor della narrativa e saggistica presso la casa editrice Bompiani, è nel Comitato editoriale della Milanesiana Letteratura Musica Cinema.

L’editor: qual è il suo percorso professionale?
“Laurea in Filosofia. Poi collaborazioni un po’ frenetiche, dettate dalla curiosità, dalla volontà di guadagnare qualche soldo e dall’inquietudine.
Ho incontrato la vera editoria, alla Bompiani, con Elisabetta Sgarbi: ho iniziato a fare il lettore dal tedesco, poi dall’inglese, saltuariamente dal francese, infine sono entrato in redazione, editor junior, editor. Ma se mi chiedono cosa faccio, rispondo che “lavoro alla Bompiani”. Non amo molto la parola editor, la trovo abusata.”

Com’è strutturato il suo lavoro in redazione? Ci illustri brevemente la giornata tipo.
“Se avessi voluto una giornata tipo non avrei scelto di lavorare nell’editoria, che è un lavoro essenzialmente rivolto fuori di se’, e in qualche modo dipendente dall’estro e dalle esigenze degli autori.
Chi lavora nell’editoria è un raccordo (più o meno creativo) tra l’estro dello scrittore e la macchina della casa editrice, che ha – per funzionare bene – tempi stabiliti, momenti rituali, scadenze e confronti inaggirabili e necessari.
Poi è un lavoro fatto di mille dettagli, concretissimi, apparentemente molto banali, delicati, che sono più vicini al lavoro dell’artigiano.”

Quali sono le competenze e le linee guida da seguire quando si lavora con un manoscritto?
“È un processo molto lungo e complesso che sarebbe difficile da condensare per iscritto.
Invece mi permetto di suggerire alcune tonalità emotive e intellettive, almeno per me, necessarie: disponibilità alla meraviglia, curiosità, attenzione, cultura (anche visiva), passione, conoscenza delle norme redazionali dell’editore. ”

Cos’è, per lei, l’editoria?
“Passione e responsabilità. E una terza cosa, forse, che è l’improbabile intreccio tra queste due cose, e che non ha nome.”

Come sceglie le storie da pubblicare e quali sono secondo lei gli elementi essenziali di una vostra opera?
“Anzitutto, non uso (quasi) mai, o il meno possibile, la parola “io”. Non vivo l’editoria in prima persona, non per ignavia ma perché l’editoria è un processo che coinvolge più soggetti. Naturalmente la lettura di un libro può e deve creare una scintilla, una accensione che sono del tutto personali.
Quindi le scelte – fatte salve le sacrosante responsabilità – le considero sempre frutto di un noi. E badi bene che ho uno spiccato senso della (mia) individualità.”

Come si arriva a Bompiani: l’esordiente come può proporre il suo testo? Giudicate la figura dell’agente: determinante?
“L’agente, l’autore e l’editore vogliono la stessa cosa: la buona riuscita di un libro, la crescita dell’autore stesso. Se è un bravo agente sa prendere le parti dell’autore entro il limite di soddisfabilità delle sue richieste da parte dell’editore, e – sempre che sia un bravo agente – sa individuare quel limite, magari meglio dell’editore.
Sull’esordiente, vorrei sfatare un mito: “L’esordiente non esiste.” Prima di essere scelto è uno scrivente, dopo è un autore tout court. ”

Autore e libro ideale?
“L’ultimo libro che leggerò nella mia vita. Quello dovrà essere il libro più bello.”

C’è qualche storia su cui vorrebbe lavorare come editor?
“Francamente non saprei. Non amo anticipare, nei libri o al cinema, la trama. Non ho mai detto “si era capito che finiva così”. Almeno quando incarno il lettore di primo livello, per dirla con Eco, mi abbandono al plot.
Figuriamoci, quindi, se anticipo una storia ancora da scoprire.
Altro discorso per la saggistica: qui mi spiacerebbe non riconoscessimo in casa editrice un Heidegger o un Severino del ventunesimo secolo.”

Rapporto editor-autore: qual è il suo commento e la sua esperienza a riguardo?
“Qui c’è tutto il senso del mestiere dell’editore. Passo alla domanda successiva. Consiglio però la lettura di Panta editoria, curato da Laura Lepri e Elisabetta Sgarbi. Tra le molte cose sull’argomento, c’è una splendida lettera del 1922 di Gallimard a Proust. E’ talmente attuale che definirei un teorema.”

Come giudica la sua figura professionale oggi in relazione alla crisi dell’editoria? Quali sono le maggiori difficoltà per un editor, in relazione alla vendibilità del libro?
“I tempi inducono a una grande dispersione dell’attenzione. Tutto sembra concorrere alla diversione rispetto alle cose essenziali. Ma questa dialettica tra “distrazione” e “attenzione” è parte oramai costitutiva di questo lavoro, mi pare. Bisogna tentare di stare in equilibrio. Vendere i libri, poi, è una sfida davvero difficile. Si fa molta ironia e esiste una certa supponenza sull’argomento. Ma è un argomento molto complesso e affascinante, oltre che vitale, naturalmente. Le memorie di grandi editori, i loro carteggi ne sono la testimonianza.”

Cartaceo e/o eBook: qual è la sua opinione?
“Sono due aspetti non alternativi del mondo del libro. L’eBook – in generale il mondo dell’editoria elettronica – aumenta gli stimoli, genera idee, forse potrà anche andare a prendere nuovi lettori. Certo gli abiblici non leggono neppure ebook. Mi pare sia una distinzione, quella tra ebook e cartaceo, interna al mondo dei lettori. Ma vedremo in futuro, ancora siamo agli inizi.”

Tre consigli per un autore esordiente.
“A parte quanto sopra per l’utilizzo della parola “esordiente”, tre cose che direi (dico) anche a me stesso: una sana crudeltà, anzitutto verso se stessi; tenere presente quanto lavoro ha fatto Manzoni per arrivare a una soddisfacente stesura dei Promessi Sposi; senso della meraviglia, in senso greco.”

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