06maggio

Neo Edizioni: intervista ad Angelo Biasella

Studio Garamond propone l’intervista ad Angelo Biasella, a capo con Francesco Coscioni della casa editrice indipendente Neo edizioni.

Come nasce la voglia di fare l’editore e com’è strutturato il vostro lavoro in redazione? Qual è la vostra giornata tipo?
“La scelta di fondare la Neo. Edizioni affonda le radici in periodi lontani e abbastanza fumosi. Impossibile, quindi, dire con esattezza quando s’è inoculato in noi il germe del nocumento. La decisione, ponderata e legalmente riconosciuta, porta data 2008 ma, come detto, la spora malefica aveva già attecchito almeno un decennio prima. In redazione regna sovente un’atmosfera onirico-lisergica inframmezzata da sparute prese di coscienza che portano a disvelare scenari da gulag sovietico. La nostra giornata tipo è qualcosa di simile a una vertigine, un vortice ossessivo che ti prende alle 9 del mattino e ti lascia andare alle 20 della sera, quando dice bene. In quel lasso di tempo hai avuto a che fare (in sequenza o contemporaneamente) con distributori, librai, promotori, autori pubblicati, autori esordienti, traduttori, spedizionieri, magazzinieri, commercialista, impiegati bancari, impiegati postali, impaginatore, grafici, giornalisti, blogger e, non da ultimo, genitori un tantino perplessi.”

La filosofia editoriale legata alle vostre collane ha mantenuto la sua idea originale o si è modificata nel tempo, adeguandosi al mercato?
“La nostra linea editoriale è aliena fin dal principio. Nella collana IENA pensiamo d’aver inanellato un discreto numero di talentuosi psicotici. Con la collana DRY, invece, ci siamo aperti a un tipo di narrativa meno di nicchia ma la decisione non è dovuta a sfibranti riunioni redazionali tantomeno dettata da fantomatiche regole di mercato… piuttosto da un’esigenza endogena che ci siamo sentiti di assecondare.”

Quali sono i compiti e le competenze principali di un editore?
“Il compito, indubbiamente, è quello di non pubblicare stronzate. Sembra riduttivo, ma è tutto lì. In definitiva, è il concetto di “aggiunta” che ci preme maggiormente. Tutto l’impegno che ci mettiamo è teso a produrre qualcosa che aggiunga qualcosa a qualcosa. Sì, è aleatorio come discorso ma, nelle nostre intenzioni, il concetto è piuttosto chiaro (e presente). Insomma, capiamo che si frana nella sfera soggettiva ma bisogna pur fissare un punto di partenza. Allora, in quel determinato momento storico, permeati come siamo delle nostre esperienze, delle nostre (esigue) conoscenze e dei nostri gusti personali, proviamo a pubblicare lavori che ci sembrino “differenti”, fermo restando che non amiamo la sperimentazione pura.
Quanto alle competenze, oltre a quelle tecniche, penso che basti un po’ di “sensibilità”… indispensabile a capire se, alla diversità che pretendiamo, l’autore aggiunge anche un certo grado di consapevolezza stilistica.”

Cosa rappresenta, per voi, l’editoria?
“È una cosa importante ma affatto seriosa. Ci si può divertire. Aiuta a crescere, a formarti, a spogliarti dei pregiudizi, a corazzare l’anima… ops… questa, però, è la letteratura. L’editoria, in Italia, ha accezioni più grevi. Per chi la fa, o tenta di farla, è qualcosa di simile a uno che guida a 150 all’ora, poi vede un muro e sceglie di puntarlo senza toccare il freno. Più o meno è la stessa attitudine. Però senza editoria, probabilmente, non ci sarebbe letteratura. E allora che si fa? Noi ci pensiamo sempre e, alla fine, chiniamo il capo e continuiamo a lavorare.”

Autore e libro ideale?
“Da editore: Marcello D’Orta, “Io speriamo che me la cavo” (l’intuizione editoriale più sorprendente del ventesimo secolo). Da lettore: impossibile stringere il campo.”

Argomento distribuzione. La vostra casa editrice come affronta la promozione e la diffusione del catalogo?
“Dopo peripezie incredibili – stancanti solo al ricordo – siamo approdati a CDA (a livello nazionale) e NDA (per il circuito alternativo). Loro si occupano anche di piazzare i nostri libri su tutti gli store online. Da qualche tempo siamo approdati anche al digitale. Alcuni dei nostri titoli sono reperibili in versione e-book sulla piattaforma BookRepublic e, chiaramente, sui maggiori negozi di vendita in rete.”

C’è qualche storia che ancora non è stata raccontata che vorreste pubblicare?
“Oh sì, ce ne sarebbe una. Darei un braccio per pubblicare una biografia di Silvio Berlusconi scritta da un familiare che ha saputo metterlo bene a fuoco. Qualcuno vicino a lui capace di narrare la sua storia con obiettività asettica. Ecco, se il suo cane Dudù fosse in grado di argomentare, sarebbe il mio oggetto del desiderio. Immagino una storia epica. Una carrellata unica su vizi e virtù dell’Italia del dopoguerra. Del resto, cosa c’è di più “italiano” di Berlusconi? Un uomo che predica l’ottimismo e governa da vent’anni facendo la vittima.”

Quali caratteristiche deve avere il volume affinché possa ritagliarsi nel mercato uno spazio adeguato?
“Il volume, nel senso del libro? Beh, deve essere “medio”. Né troppo complicato né troppo ambizioso… non deve strafare, non deve urtare il lettore, non deve sfidarlo, non deve metterlo in condizione di confrontarsi, scontrarsi, crescere. Deve stuzzicarlo, il lettore, e insinuare in lui un lieve sentore d’aver inteso, quel poco che basta a dare consapevolezza e certezze assolute. E, mi raccomando, la scrittura accomodante… non sia mai che, leggendo, si impari qualcosa. Noi ci proviamo ma non ci riusciamo. E non ridete, per favore. È un dramma.”

Quali sono i limiti e le potenzialità di una casa editrice indipendente?
“I limiti che avevamo (e a cui, pian piano, stiamo ovviando) sono quelli relativi a una promozione all’altezza e una distribuzione capillare. Avessimo quelle, avremmo di certo più appeal anche nei confronti degli autori che già apprezziamo. Potenzialità: il sacrosanto diritto di pubblicare solo ciò in cui crediamo.”

Cartaceo e/o e-Book: qual è la posizione della casa editrice?
“Utilizziamo entrambi i supporti. Nessuna avversione né apprensione recondita.”

Quali sono le novità e i progetti in arrivo?
“Al Salone di Torino porteremo quattro novità. “Testamento di un poeta cimiteriale” del poeta abruzzese Mauro Petrarca: un percorso tra il macabro e il grottesco con punte d’ironia difficili da ipotizzare preventivamente; “L’amore non si cura con la citrosodina” della poetessa torinese Alessandra Racca: grande performer e donna dalla sensibilità unica; “Dio se la caverà” del bergamasco Alan Poloni: un romanzo avvincente, illuminante, spassosissimo; e “Mette pioggia” del sardo Gianni Tetti: l’apocalisse narrata, con stile unico, da un sapiente creatore di mondi.”

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