18marzo

Perrone Editore: intervista a Giulio Perrone

Studio Garamond continua il percorso nel mondo editoriale tra gli addetti ai lavori. Si propone l’intervista a Giulio Perrone della casa editrice Giulio Perrone Editore, fucina di talenti letterari tra cui Paolo Di Paolo.

Come nasce la voglia di fare l’editore e com’è strutturato il vostro lavoro in redazione? Ci illustri brevemente la giornata tipo.
“Credo che questo lavoro si inizi spesso a fare per ragioni complesse da ricostruire anche se il comune denominatore un po’ per tutti è questa passione straordinaria e irrefrenabile per l’oggetto libro. Il piacere di pubblicare e far conoscere gli scrittori che scopri o che ami se si parla per esempio del recupero di alcuni classici. E per passare alla seconda parte della domanda c’è il piacere di lavorare in team, di discutere ore sui libri da pubblicare, di vederli nascere e di lottare promuoverli. Tutte queste attività insieme fanno la nostra giornata tipo che è sempre condotta a mille all’ora con entusiasmo e voglia di fare.”

La filosofia editoriale legata alle vostre collane ha mantenuto la sua idea originale o si è modificata nel tempo, adeguandosi al mercato?
“L’idea di fondo che ci ha spinto a iniziare e a decidere di investire molto sugli autori italiani per esempio è rimasta così come la volontà di raccontare il mondo che ci circonda attraverso i libri, poi sicuramente l’esperienza, le sollecitazioni del mercato, i suggerimenti dei critici e dei lettori ti spingono sempre a modificare qualcosa.”

Quali sono i compiti e le competenze principali di un editore?
“In realtà mentre è molto semplice definire i ruoli e le competenze di un editor, di un ufficio stampa o di un redattore, il lavoro dell’editore è sempre un po’ nebuloso perché in realtà oltre a coordinare l’attività e occuparsi un po’ di tutta la filiera seguendola passo passo, deve soprattutto essere un collane, rappresentare quel cardine e quel punto di riferimento per tutta la casa editrice e per coloro che ci lavorano. Si tratta di dare una direzione e di provare a tenerla fino in fondo.”

Cosa rappresenta, per lei, l’editoria?
“Forse l’unica cosa che avrei voluto fare, l’unica cosa che anche dopo molti anni mi stimola e mi emoziona fino in fondo. Certo non nascondo che col passare del tempo si diventa anche meno sognatori ma alla fine resta quell’elemento di irrazionale felicità che solamente l’arrivo in redazione di un nuovo titolo a cui hai lavorato riesce a darti. Credo che in questo senso resti viva e chiara proprio la necessità di cui parlava Giulio Einaudi anni fa per cui questo debba essere ‘un lavoro felice’, un lavoro che vive di emozioni e di suggestioni.”

Autore e libro ideale?
“Non so, e a giudicare dalle cronache credo che almeno caratterialmente non lo fosse, se si tratti dell’autore ideale ma il libro sicuramente è Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Cèline. Qualcosa di unico e irripetibile. Se invece ci riferiamo alla nostra realtà non posso non fare due nomi e due libri: Lo splendore dei discorsi di Giuseppe Aloe e Raccontami la notte in cui sono nato di Paolo Di Paolo. Si tratta di due libri eccezionali che ho amato molto e di due autori che hanno fatto la storia della nostra casa editrice.”

Argomento distribuzione. La vostra casa editrice come affronta la promozione e la diffusione del catalogo?
“Per fortuna sin dal 2006 abbiamo una distribuzione nazionale (ALI) che ci segue e ci supporta con entusiasmo e volontà. Un compito oggi sempre più complesso perché le librerie indipendenti sono sempre meno e lo spazio in quelle di catena si va riducendo. Diventa quindi molto importante per supportare bene un libro fare molte presentazioni e cercare di stimolare un interesse da parte della stampa.”

C’è qualche storia che ancora non è stata raccontata che vorrebbe pubblicare?
“Un buon libro nasce dall’incastro di una buona storia con l’autore giusto che sappia raccontarla quindi è difficile rispondere. Sicuramente ci sono tanti libri che spero ancora di riuscire a scovare, ad assaporare e poi se possibile a pubblicare per riuscire, come dovrebbe sempre fare un editore, ad essere il giusto tramite tra autore e pubblico.”

Quali caratteristiche deve avere il volume affinché possa ritagliarsi nel mercato uno spazio adeguato?
“Oggi come oggi vista la difficoltà di cui parlavo prima credo che ancora di più contino da una parte la qualità e dall’altra le idee. Credo che se parliamo di narrativa quindi sia necessario avere il coraggio di scommettere sugli autori che meritano, mente per la non-fiction costruire bene il libro a cominciare dall’idea, da quello che vogliamo dire e raccontare affidando questo compito ad un autore che possa essere in grado di farlo con serietà e coinvolgimento.”

Quali sono i limiti e le potenzialità di una casa editrice indipendente?
“Il grande privilegio è di poter scegliere di pubblicare più o meno quello che si vuole non avendo sempre la necessità di fare i conti con le logiche che affliggono a volte le scelte degli editor delle grandi case editrici. Il limite invece è di natura strettamente economica perchè le risorse con cui si lavora e si va avanti sono irrisorie rispetto a quelle di altre strutture e soprattutto il margine di errore che ci si può permettere è nettamente più basso.”

Da editore, come si risponde alla crisi del mercato editoriale?
“Con la convinzione che siamo noi a dover trovare delle nuove strade per ricostruire il patto di fiducia con il lettore e anche cercando di stimolare il più possibile una gestione aziendale oculata che faccia i conti anche con la situazione che viviamo. Bisogna essere bravi, anche se non è semplice, a quadrare le esigenze letterarie con quelle economiche a pubblicare e diffondere buoni libri anche se non si ha la possibilità di farlo investendo troppo.”

Piccolo, medio, grande editore. Cosa fa la differenza? “Solo” i soldi?
“Se ragioniamo a livello aziendale sì. Poi io credo che ci siano “grandi editori” che fatturano molto meno delle major ma hanno una solidità e una profondità di catalogo sorprendente. Penso a colleghi come Marcos y Marcos, E/O o Sellerio. Punti di riferimento secondo me per chi svolge questo lavoro da molto meno tempo di loro.”

Cartaceo e/o e-Book: qual è la posizione della casa editrice?
“Dirò subito per correttezza che non amo molto l’ebook. Sono un feticista del libro tradizionale e non posso fare a meno quando arriva un nuovo titolo in casa editrice di accarezzarlo e annusarlo. Fatta questa confessione non posso negare che siamo davanti ad un possibile cambiamento di orizzonti che non può lasciarci indifferente. La sfida del digitale in un modo o nell’altro va raccolta e affrontata trovando delle soluzioni diverse da editore ad editore. Noi ci stiamo ancora ragionando sopra.”

Quali sono le novità e i progetti in arrivo?
“A Gennaio abbiamo fatto partire una collana di medicina narrativa “iDiamanti” che ci sta dando grandi soddisfazioni e ci ha permesso di aprire il nostro sguardo su qualcosa di nuovo che da noi in Italia non era ancora adeguatamente affrontato. In autunno invece stiamo lavorando al lancio di una collana di narrativa straniera che speriamo ci dia delle soddisfazioni perché si tratta di un campo in cui ci siamo sempre avventurati con molta attenzione. Per il resto libri e sudore. Il nostro pane quotidiano.”

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